Stò seduto su questo aspro sperone di roccioso in riva ad un mare calmo...
Le onde scorrono e si infrangono sulle pietre creando una musica nota solo agli ascoltatori più attenti.
Davanti a me si stende il lungomare con la sua melanconica quiete.
Sono seduto vicino ad un pino marittimo che sà di antico. Il tronco contorto è spezzato e piegato dai secoli e dal vento.
Le sue radici sono riuscite a far breccia nella pietra e come ponti di una fantastica città circondano e abbracciano la roccia penetrandovi in profondità.
Il sole va morendo ormai... già invisibileoltre le chiare nuvole tinte d'arancio e ocra.
le sagome grige di isole lontane sembrano titanici vascelli di strane Ere alla deriva in un mare che ormai le ha dimenticate.
Vedo anche i tetti e le mura della mia città e al di là di essi, ancor più fosche e lontane, le enormi sagome dei monti.
Vado chiedendomi il costrutto di tutto ciò..... il formicolio delle strade piene di persone afflitte dalla malattia del tempo sfuggentee oberata di pensieri che non riguardano il loro vero io.... non si chiedono più neanche dove esso sia.... perduto, sepolto sotto una vita di oggetti inutili e false speranze...
Ma io chi sono per giudicare... nessuno. Difatti vien fatto di lottare contro il giudice spesso cieco che alberga in noi tirannico, ma d'altronde si parla della vita... l'unica a mio parere che abbiamo da vivere... e mi chiedo se troverò mai la forza di sganciare gli ormeggi fumanti che ci incatenano e ci lasciano marcire in un porto da cui è impossibile ripartire,
Me lo ricordo questo pezzo... E anche l'albero e il luogo a cui ti riferisci... Il momento in cui me ne hai parlato... Tutto è tornato vivido nella mia mente leggendo le tue parole.
RispondiEliminaSarebbe bello se mettessi una foto dell'albero.
ne avevo ma sono andate tutte perdute...
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